lunedì, agosto 21, 2006

Riformare la Costituzione

Costituzione: meno "diritti", più individuo

di Daniele Capezzone

Riprendendo il dibattito lanciato da Franco Debenedetti sulla prima parte della Costituzione (IBL Focus Speciale), l'Istituto Bruno Leoni ha voluto aprire una discussione sulla legge fondamentale dello Stato, e l'approccio alla libertà che in essa si palesa. Dopo gli interventi di Carlo Lottieri, Giorgio Rebuffa e Vito Tanzi, ospitiamo ora il contributo di Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera e segretario di Radicali Italiani.

***

Il dibattito-provocazione lanciato da Franco Debenedetti, e così opportunamente valorizzato ed esteso dall’Istituto Bruno Leoni, è -a mio avviso- davvero importante per almeno tre buone ragioni.

In primo luogo, perché rompe un tabù. Chi scrive non era favorevole alla proposta di riforma della Costituzione avanzata da Roberto Calderoli e da settori della Cdl: ma un conto è essere (come ero e sono) contrario a quella impostazione; altra (e non allegra) cosa è stata il dover assistere ad una campagna referendaria guidata da Oscar Luigi Scalfaro, e per giunta condotta all’insegna del “la Costituzione del ’48 non si tocca”. Ecco, quindi, il perché di una sempre più necessaria rottura del tabù: occorre chi, indipendentemente dall’attuale collocazione politica, abbia la voglia e la determinazione di dire che quel testo costituzionale non può essere imbalsamato o sacralizzato, e che anche l’esito referendario non può essere presentato come alibi per sancire una intangibilità assoluta dello status quo. Mi rendo conto di scrivere una cosa banale per chi abbia un minimo di buon senso: ma è bene ribadire che, se gli italiani sono stati contrari a quella riforma, ciò non vuole affatto dire che il loro voto debba essere presentato come una pregiudiziale contrarietà a qualsiasi riforma.

In secondo luogo -tabù nel tabù- è importante indicare le grandi contraddizioni della prima parte della Carta, specie rispetto alle questioni economiche e sociali. Carlo Lottieri, Vito Tanzi e Giorgio Rebuffa hanno mirabilmente detto l’essenziale, e non ho nulla da aggiungere. Di tutta evidenza, la proprietà (“pubblica” e -solo poi- anche “privata”); l’”utilità generale” evocata e diffusa a piene mani; l’iniziativa economica privata libera ma sempre e comunque da sorvegliare, da vigilare in modo occhiuto; la “funzione sociale” come parametro che la mano pubblica si riserva di utilizzare per coordinare, pianificare, imbrigliare: ecco, tutto ciò non solo non disegna uno scenario “market friendly”, ma -al contrario- illustra il connotato di un compromesso costituzionale in cui le ragioni liberali, e lo stesso respiro liberale, sono stati fortissimamente sacrificati, e in qualche caso del tutto soppressi. Ed è bene ricordare, anche nell’Italia del 2006, che la norma suprema del nostro ordinamento giuridico ha proprio questo approccio, questo impianto, così dissimile da tanti altri modelli occidentali.

In terzo luogo -e qui la violazione del tabù si fa quasi sacrilegio secondo il “politically correct” corrente-, occorre a mio avviso andare all’attacco di una tecnica di redazione normativa tutta centrata sull’elencazione di quelli che sono stati definiti “diritti inesigibili”. Un intellettuale originale e coraggioso come Alain Finkielkraut non smette di ricordarci che una società libera non è un “accumulo di diritti” (diritto a questo, diritto a quello...). E la Costituzione italiana è negativamente gravata proprio da questa impostazione (diritto alla casa, diritto al lavoro, ecc: tanto più solennemente proclamati, quanto più difficilmente o per nulla realizzati, peraltro). Tra l’altro, allargando per un istante lo spettro della riflessione, non sarebbe un buon affare per nessuno -secondo me- trasferire questo “metodo” in altri ambiti. Infatti (che si tratti di economia o di libertà civili e personali), scendendo dal piano costituzionale a quello della legislazione ordinaria, a mio avviso l’impostazione dovrebbe essere opposta: non la richiesta di una legge in più, ma di una legge in meno; non di un diritto in più, ma di una facoltà in più; non di un intervento in più dello Stato, ma un intervento in meno. Il secolo appena trascorso è stato caratterizzato dall’impronunciabilità della parola “individuo”: ed era sempre un’entità collettiva (la Famiglia, il Sindacato, il Partito, la Chiesa, lo Stato: tutti minacciosamente maiuscoli) a dire l’ultima parola. Ora, è forse venuto il momento di immaginare un nuovo spartiacque politico rispetto alle tradizionali categorie della “destra” e della “sinistra” (per tanti versi, attrezzi ormai inadeguati): e la distinzione è tra chi (in economia come sul fronte delle scelte personali) vuole allargare e chi invece vuole restringere la sfera della decisione individuale e privata rispetto alla sfera delle decisioni pubbliche e collettive.

Lascio infine da parte il tema della riforma istituzionale. Ma è noto che alla non nuova preferenza per una legge elettorale uninominale e maggioritaria si è sempre accompagnata, per i radicali, una corrispondente preferenza per un sistema istituzionale anglosassone, e in particolare per il modello statunitense, basato sul presidenzialismo, sul federalismo, e su una sapiente giustapposizione di pesi e contrappesi. E non si tratta -di tutta evidenza- di “tecnicalità”, ma -ormai- di un modello radicalmente alternativo (e di gran lunga più efficiente) rispetto agli schemi affermatisi nell’Europa continentale. Un buon tema per un prossimo Focus.

Daniele Capezzone (Roma, 1972) è segretario di Radicali italiani dal luglio 2001. E’ ora Presidente della Commissione attività produttive della Camera dei deputati, e membro della segreteria della Rosa nel pugno.


Pubblicato il 21/08/2006


da www.brunoleoni.it


riporto di seguito il comunicato di Alberto Mingardi:

Daniele Capezzone, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati e segretario di Radicali italiani, interviene sul sito dell'Istituto Bruno Leoni (www.brunoleoni.it) sul dibattito sulla prima parte della Costituzione, aperto da un articolo di Franco Debenedetti ripreso in un "Focus" dell'IBL che presentava anche i commenti di Carlo Lottieri, Giorgio Rebuffa e Vito Tanzi. Nel dibattito sulla Costituzione, scrive Capezzone, occorre "la determinazione di dire che quel testo costituzionale non può essere imbalsamato o sacralizzato, e che anche l'esito referendario non può essere presentato come alibi per sancire una intangibilità assoluta dello status quo".

Per Daniele Capezzone, chiusasi l'epoca dello Stato massimo, "è forse venuto il momento di immaginare un nuovo spartiacque politico rispetto alle tradizionali categorie della "destra" e della "sinistra" (per tanti versi, attrezzi ormai inadeguati): e la distinzione è tra chi (in economia come sul fronte delle scelte personali) vuole allargare e chi invece vuole restringere la sfera della decisione individuale e privata rispetto alla sfera delle decisioni pubbliche e collettive".

Secondo Alberto Mingardi, direttore generale dell'IBL, "quello di Capezzone è un contributo significativo ad un dibattito importante: quella verso un ripensamento della Costituzione è una strada politicamente impervia, ma ineludibile, se vogliamo costruire anche in Italia una più solida cultura della libertà individuale e di mercato".

domenica, agosto 20, 2006

Caso Albertis - Autostrade

Di ritorno dalle vacanze volevo porre all'attenzione del nostro fan club le fantastiche dichiarazioni che nei giorni di agosto ha dato il nostro Daniele Capezzone in riferimento al noto "caso Autostrade". Moltissimi politici si sono caratterizzati per commenti assolutamente allucinanti e soprattutto antiliberali e questo sia a destra che a sinistra. Anche i presunti amanti delle libertà economiche hanno taciuto davanti ad un caso che oserei definire di economia sociale di mercato. L'unico ad aver invece assunto una posizione moderna, progressista ed autenticamente liberale è stato Daniele Capezzone che ha fortemente criticato la decisione del governo di bloccare la fusione, argomentando le sue posizioni in maniera chiara, efficace e fondata.

Il Segretario è andato al punto fondamentale del problema sollevando tutte le contraddizioni di una classe politica ancora legata a concetti obsoleti come "l'interesse nazionale" o cose simili; espressioni che in realtà nascondono una forte ideologia socialista che vede nelle sue linee guida la detenzione da parte dello Stato dei mezzi di produzione.

Capezzone dunque ha dimostrato con i fatti di essere liberale, esprimendosi su argomenti che hanno visto gli altri in silenzio o addirittura compiaciuti.

Da parte mia tanti complimenti a Daniele.

venerdì, agosto 18, 2006

INTERVISTA di Giovanni Boggero a Daniele Capezzone

CAPEZZONE GRIDA: “ABOLIAMO LE PROVINCE”
L’esponente della Rosa nel Pugno apre anche alle proposte sulla scuola del Patriarca di Venezia.

-Incredibile. A 19 anni, senza essere iscritto all’Ordine dei Giornalisti, per il solo fatto di avere un blog, ho la possibilità di intervistare l’onorevole Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, Daniele Capezzone. Non è una rivoluzione, ma poco ci manca...

Ma questa dovrebbe essere la "normalità", anche se -nel paese delle lobby, degli oligopoli e delle corporazioni; nel paese del "siamo tutti tassisti"- a volte ce ne dimentichiamo. E quanto all'Ordine, anche al di là degli argomenti "classicamente liberali" (quelli di Einaudi), è qualcosa di giurassico rispetto al processo di formazione della notizia...Siamo nell'era dei blog, di Google, di Technorati, eppure questi signori dell'Ordine difendono qualcosa che non ha quasi più rapporto con la realtà.

Torniamo alla tua Commissione. Racconta ai tuoi fan come si lavora e quali sono i progetti in itinere. Che cosa hai in mente per il futuro?

Beh, è un lavoro assorbente ma anche molto, molto appassionante. Tra l'altro, i parlamentari presenti (sia quelli di centrodestra sia quelli di centrosinistra) sono davvero molto bravi: si tratta di gente che studia i dossier, e non parla per sentito dire...Tra le molte priorità, ne indicherei due. La prima è la mia proposta di legge (sottoscritta da decine di deputati di maggioranza e di opposizione) per "aprire un'impresa in sette giorni". Sarebbe una rivoluzione: oggi in Italia c'è bisogno di un numero di autorizzazioni preventive variabile da 58 a 80, e invece -con la nostra proposta- si passerebbe all'autocertificazione. Insomma, l'imprenditore apre, parte, sta tranquillo, e solo poi avvengono i controlli della Pubblica Amministrazione. L'altro grande tema è quello dell'energia. L'Italia rischia di rimanere strangolata dalla "tenaglia" russo-algerina.

Il Sole 24 ore ha lanciato una campagna per l’abolizione del ruolo politico delle province. Ma l’appello di Gianfranco Fabi pare essere caduto nel vuoto se in Parlamento sono già pronti ddl per l’istituzione di 16 nuove province: I Castelli Romani, la Val Camonica, la Sibaritide e via dicendo. Che ne pensi?

No, no, io non mollo. Mi sono impegnato a rilanciare, e lo farò anche con una mia proposta. Anche qui, bisogna citare Einaudi, che voleva anche abolire i Prefetti (e aveva ragione!). Alzi la mano chi sa dire tre-funzioni-tre delle attuali Province...Perfino i manuali di Diritto costituzionale devono arrampicarsi sugli specchi per evocare vaghe "funzioni di coordinamento", e in realtà si tratta solo di un ulteriore livello burocratico. Abolire abolire abolire...

Allora non le voterai queste nuove province? Promettilo qui davanti ai tuoi fan!

Ma certo che non le voterò. Non c'è dubbio!

Mentre la tua attività di deputato va a gonfie vele, il progetto della Rosa nel Pugno pare invece arenarsi. E’ancora possibile conciliare le istanze liberali (radicali) con quelle socialiste?

Sono e siamo determinati a tentare. Tanti (anche se non ci hanno votato) si sono appassionati ad un progetto volto a tenere insieme le libertà civili e l'innovazione economica e sociale. Certo, come ho detto a Giancarlo Perna de “Il Giornale”, c'è un problema di "ritmi": e i "ritmi" radicali e i "ritmi" socialisti non sono sempre coincidenti, diciamo così...

Se e quando tutta questa gente tornerà a delinquere, torneremo ad arrestarla. È un bel gioco” aveva detto il procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso in seguito all’approvazione dell’indulto. E così è stato. Non credi che la sanatoria serva a poco e che sia invece più saggio affrontare di petto la realizzazione di una buona riforma del sistema carcerario?

Mi rendo conto del fatto che non è un tema facile. Resto tuttavia convinto del fatto che proprio questa misura decongestionante darà quei margini di tempo necessari a fare le riforme strutturali: riduzione dei termini di carcerazione preventiva, droga, immigrazione, e così via. Se poi il Parlamento perderà questa occasione riformatrice, sarà un errore
gravissimo.

Che effetto ti ha fatto vedere il nostro Ministro degli Esteri a braccetto con un deputato e un ministro Hezbollah? Sei anche tu dello stesso parere di Diliberto: “La pace si fa anche con i nemici”?

Ho già detto pubblicamente a D'Alema che lui è partito dall'"equivicinanza" (concetto già assurdo, perché non c'è da essere "equivicini" tra una democrazia e un gruppo terroristico) e poi ...è rimasta solo la "vicinanza", ma agli Hezbollah...Tra l'altro, anche in termini -come dire- di "consecutio logica”, il ragionamento di D'Alema fa acqua da tutte le parti...Prima dice: "Attenzione, rischiamo di rafforzare gli estremisti"; e poi si fa vedere a braccetto con quegli stessi estremisti...

Il Patriarca di Venezia, Angelo Scola, ha avanzato una interessante proposta per una “scuola liberale” e non di Stato. Senza paraocchi, come la giudichi?
Parte bene, con dichiarazioni aperte. Ma poi cade sulla "domanda di verifica", cioè quando gli si chiede se si può fare una scuola senza ora di religione. Il suo "no" secco toglie forza all'approccio aperto iniziale. Resto convinto che un'ora di Storia delle religioni aiuterebbe tutti, e non vedo perché si dovrebbe impedire ad un certo istituto di organizzarsi così. Per il resto, discutiamo, davvero, senza pregiudizi!

Un’ultima domanda... liberale. Uno dei tuoi maestri scriveva: “A differenza del razionalismo della Rivoluzione francese, il vero liberalismo non ha niente contro la religione e io non posso che deplorare l’anticlericalismo militante ed essenzialmente illiberale che ha animato tanta parte del liberalismo continentale”. Si chiamava Friedrich August Von Hayek. Anche io ho la netta sensazione che le quotidiane apparizioni in tv del Cardinal Ruini non siano altro che un’allucinazione capezzoniana...O no?

Ti rispondo con una straordinaria figura, quella del deputato radicale italiano del primissimo Novecento (Romolo Murri, prete e fondatore della Democrazia Cristiana). Disse in Parlamento: "Se essere anticlericale ha il senso pienamente negativo di essere contro il clericalismo, certo io sono anticlericale. ma io sono agli antipodi degli anticlericali dell'estrema sinistra perché io sono anticlericale principalmente nel nome e per la tutela di interessi religiosi". E ancora: "la laicità dello stato è oggi domandata dagli spiriti religiosi più vivi, e per questo stesso perseguitati dalla Chiesa ufficiale". Sono parole del 1907, ma forse saranno utili anche nel 2007...Dopo di che, su un altro piano, vale il modello americano, che a me piace: in cui la presenza religiosa è molto forte, ma separata dallo stato. Senza Concordati, senza otto per mille, senza privilegi.

Giovanni Boggero per il “Capezzone Fan Club”
18 Agosto 2006

lunedì, agosto 14, 2006

Tre battaglie del nostro Daniele

Fin che gli altri politici, compreso Boselli -per fortuna... -, stanno a prendersi sole e coccole, il Nostro Daniele lavora, lotta, suda a furor di appelli.
1. Riforma dell'Ordine dei Giornalisti
2. Grandi Opere
3. Contro Soru

Riportiamo alcune dichiarazioni di questi giorni. Le altre le potrete trovare su www.radicali.it

1. Nel 1945, Luigi Einaudi scriveva a proposito dell’Ordine dei giornalisti: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”.

Più di sessant’anni dopo, ci dichiariamo favorevoli ad un grande dibattito in Parlamento e nel paese che conduca all’abolizione, o comunque al superamento, dell’attuale Ordine dei giornalisti.

* * *

Hanno finora aderito all’appello:

Mario Adinolfi
Roberto Arditti

Ritanna Armeni

Franco Bechis

Oliviero Beha

Maurizio Belpietro

Daria Bignardi

Massimo Bordin

Giancarlo Bosetti

Daniela Brancati

Edoardo Camurri

Antonello Caporale
Mattia Feltri

Gad Lerner
Carlo Lottieri
Ugo Magri

Stefano Menichini
Alberto Mingardi

Mario Petrina

Christian Rocca

Piero Sansonetti

Luca Sofri

Carlo Stagnaro

Gian Antonio Stella

Mauro Suttora

Valter Vecellio


2.

Grandi opere, Capezzone: ha ragione "Il Sole 24 Ore". Necessaria una mobilitazione trasversale.

Roma, 13 agosto 2006

• Dichiarazione di Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera, segretario di Radicali Italiani, deputato della Rosa nel Pugno

Sul tema delle "grandi opere" (dal Mose ai valichi alle autostrade), mi sembrano molto sagge le cose che ha scritto oggi Il Sole 24 Ore.

E' necessario e possibile un grande sforzo trasversale (Confindustria, sindacati, politica) per salvare i cantieri, e -quindi- per non fermare quella innovazione infrastrutturale che è condizione imprescindibile per la competitività del "sistema Italia" in generale, e delle nostre
imprese in particolare.

Naturalmente, in futuro, occorrerà prima valutare la copertura economica (e l'accettabilità sul piano ambientale) delle opere e poi partire, senza ripetere gli errori del passato.

Ed è senz'altro possibile coinvolgere i privati, come avviene in tutto il mondo occidentale, con criteri di assoluta trasparenza ma anche con la giusta attenzione al ritorno che la realizzazione delle opere può determinare.

Nei giorni scorsi, Baretta, esponente di vertice della Cisl, aveva detto cose apprezzabili: spero che questi segni di disponibilità e di attenzione non siano lasciati cadere.

3.

Soru, negozi chiusi a Ferragosto. Capezzone: è assurdo, invito commercianti a stare aperti, se lo vogliono.
Disobbediscano a un divieto ingiusto, contrario agli interessi sia dei consumatori che degliesercenti. Non capisco queste scelte autolesioniste della regione Sardegna.-E' un caso nazionale, che mi auguro esploda nelle prossime ore. Non si può colpire così sia l'utenza che la libera impresa, mentre sono attesi in Sardegna altri 250 mila nuovi turisti...-Se vogliamo che turisti e imprenditori fuggano, andiamo pure avanti così...

Roma, 14 agosto 2006

Dichiarazione di Daniele Capezzone, presidente della Commissione attività produttive della Camera, segretario di Radicali italiani, membro della segreteria della Rosa nel pugno:

C'è da trasecolare nell'apprendere che in Sardegna è stato stabilito un obbligo di chiusura dei negozi a Ferragosto, e proprio mentre (tra oggi e domani) sono attesi nell'isola altri 250mila nuovi turisti.

Mi auguro che questo caso esploda a livello nazionale, come deve accadere.

E intanto, per parte mia, invito i commercianti, se lo vogliono, a stare aperti. Disobbediscano ad un divieto irragionevole, ingiusto, contrario sia agli interessi degli esercenti che dei consumatori.

Davvero non capisco queste scelte autolesioniste della Regione Sardegna, che colpiscono insieme l'utenza e la libera impresa. Se vogliamo che turisti e imprenditori fuggano, andiamo pure avanti così...


giovedì, agosto 10, 2006

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lunedì, agosto 07, 2006

Capezzone, il radicale che critica la sinistra ma sta con il governo

di Giancarlo Perna (www.ilgiornale.it)

Nell’antistudio della commissione Attività produttive della Camera ci sono tre ragazzi che siedono agli scrittoi. Al mio passaggio, si presentano educatamente. Il primo è un perologo. Ha scritto un libro su Marcello Pera, demolendo l’ex presidente forzista del Senato. Un altro è l’ideatore dei referendum con cui i radicali allietano i nostri dì festivi. Il terzo ha frantumato anche lui qualcuno o qualcosa, ma non ricordo cosa. Questa centuria di rompiscatole fa da corona al re degli scassabiglie, Daniele Capezzone, vecchia conoscenza, ma neo deputato della neonata Rosa nel pugno. Il trentatreenne mi osserva sornione dal suo ufficio di presidente della suddetta commissione, aspettando che abbia terminato la rassegna dei suoi assistenti. La sua graziosa figura si staglia sull’uscio in sontuosa giacca azzurro laghetto e cravatta verde ramarro.
«Quale onore!», dice col tono pigliafondelli e mi tira dentro la stanza, chiudendo la porta. Ha un’ombra scura sulle guance rosa: un abbozzo di barba sul viso imberbe.
«Come va?», gli chiedo, rallegrato della scoperta. L’ultima volta che l’ho visto, tre anni fa, non aveva un peletto che fosse uno.
«Bene, anche se mi tocca schivare i taxi per non battibeccare coi taxisti. Un guaio. Io non ho patente e vorrei evitare, per coerenza radicale, l’auto blu di presidente di commissione», dice.
«La liberalizzazione delle licenze è opera di Bersani. I taxisti, semmai, crocchiano lui. Che c’entri tu?».
«Perna, nun ce prova’. Da più di un anno, noi Radicali italiani della Rosa nel pugno abbiamo sposato l’agenda Giavazzi (editorialista del Corsera in perenne ricerca di taxi. Primo a chiedere la triplicazione delle licenze, ndr). Nessuno ha appoggiato Bersani come noi», dice sgranando gli occhi da fanciullone, raddoppiati dagli occhiali.
«Com’è questo Bersani?».
«Tra i ministri più coraggiosi. Non chiacchiera, fa. Ma coi taxisti ha ceduto e ha aperto la caccia delle corporazioni. I panificatori di Milano hanno minacciato blocchi stradali. Un pugno di persone ricatta 57 milioni di italiani. I cedimenti non pagano», dice Capezzone bellicoso e, dimentico della nonviolenza, viviseziona una penna svitandola pezzo per pezzo.
«Che fare?».
«Propongo la creazione di un Movimento trasversale contro le corporazioni».
«Voce grossa coi pesci piccoli, ma zitti e mosca coi potentati», ribatto.
«Ti do una notizia. Ho un emendamento per scorporare dall’Eni la sua rete distributiva, Snam-Rete Gas. Se ne parla a settembre insieme alla mia proposta di ridurre a zero l’iter per aprire aziende».
«Tempo fa, mi hai detto: “Con questo centrosinistra non saprei di cosa parlare”. Oggi, sei col centrosinistra».
«Se mi chiedi. “Ci stai bene?”. La risposta è, no. Meglio nel centrodestra? Ancora, no. Un liberale è a disagio dovunque. L’unica, è fare cose liberali. Mi sembra che ci riusciamo», si compiace.
«Dicevi: “A destra c’è più spirito riformatore”», rievoco.
«Confermo. Nell’elettorato Cdl c’è stata una grande spinta al cambiamento. Berlusconi ha mancato l’occasione di entrare nei libri di storia. Ha invece scelto la linea Tremonti: difensore dei forestali calabresi, più numerosi che in Canada; sponsor degli Ordini professionali; contrario ai voli low cost».
«In difesa della tua scapolaggine dicevi: “L’idea di sposarmi sta un po’ più sotto di quella di iscrivermi a Rifondazione comunista”. Visto il tuo clamoroso avvicinamento a Rc, sei anche prossimo a sposarti?».
«Oggi, sostituirei Rc coi Comunisti italiani di Diliberto. Do atto a Rc di dare prova di maggiore ragionevolezza. È Diliberto a fare l’estremista, grazie a Berlusconi che a furia di “oddio, Diliberto”, lo ha gasato. Quanto a sposarmi, non è cosa», dice Capezzone che, effettivamente, sta benissimo così. È liscio, ordinato, in carne.
«Diffidavi dell’Ulivo e ci sei dentro», insisto.
«Noi mi qualifico per dove sto, ma per quel che faccio. Non ho cambiato di un millimetro le mie priorità».
«Perché avete rotto col Cavaliere?».
«Abbiamo provato dieci anni a dialogarci. Ha sempre detto no. Così, abbiamo puntato sull’alternanza. Ora, siamo con l’Unione e qui facciamo la nostra politica».
«Detestavi Rc, ma hai eletto Bertinotti in cima alla Camera».
«Insisti, Perna? Allora scrivi, due punti: è stato un atto di fiducia personale, punto».
«Ooo! La punteggiatura è affar mio».
«Accordato. So che Bertinotti saprà rispettare i parlamentari più lontani da lui. Sarebbe però meglio se facesse meno commenti politici».
«Voi radicali davate dell’ignavo a Napolitano. Come avete potuto spedirlo al Quirinale?».
«Non ricordo questi giudizi. Ma sono molto contento della presidenza Napolitano. Nel caos italiano, è una certezza. Un frangiflutti che fende le onde controcorrente».
«Di Prodi alla Commissione Ue, Emma Bonino diceva: “Ha il cervello piatto”. Ora è suo ministro. Con che faccia?».
«Ti sfido a dimostrare che Emma muti i suoi obiettivi di allora. Prodi sa che non gli facciamo sconti», dice Capezzone tetragono a ammettere le contraddizioni. È la scuola Pannella, la sola che ha frequentata. Pace.
L’ultima di Marco è lo sciopero della fame per gli otto senatori che vi sono stati negati. L’ha sospeso, fiducioso. E i senatori col piffero che li avete.
«Non molliamo la battaglia. È solo silenziata dai giornali. Il ministro dell’Interno, Amato, e il giurista Giuliano Vassalli hanno sposato le nostre tesi. Mi aspetto che qualche tv, giornale o citofono dia la notizia».
Rovinato da Marco: fai come lui l’eterna vittima.
«Perna, nun ce prova’».
L’alleanza con lo Sdi di Boselli è già in frantumi?
«Noi abbiamo investito molto nella Rosa nel pugno. Ci crediamo davvero».
Però litigate ogni giorno.
«La Rosa nel pugno ci sarà ancora quando buona parte degli altri partiti avrà chiuso. Io non vado in vacanza. Sarei tanto contento di lavorare in agosto coi compagni socialisti su questo obiettivo. Dobbiamo lanciare sfide su tutto. Solo così esistiamo, dentro e fuori l’Unione».
Dovrai scuotere il placido Boselli.
«Occorre passare dai ritmi Sdi ai ritmi radicali».
Che intendi per ritmi radicali?
«Da Capodanno ’98 non ho fatto un giorno di ferie, Natale e Pasqua inclusi. Dormo quattro ore».
I ritmi Sdi, invece?
«Musicalmente parlando, tendono allo slow».
Tu sei filo-Israele...
«Sono filodemocrazia, quindi per Israele».
Anche in questa guerra libanese?
«Israele sbaglia a dimenticare, come lo fa l’Europa, la carta politica del suo ingresso all’Ue. La sola opzione militare è illusoria».
Bimbi morti, vecchi in fuga...
«Molto grave il modo in cui la tv italiana, anche stavolta, ha descritto Israele con tinte spietate. Non ricordo simile intensità d’immagini quando in una discoteca israeliana c’è un attentato palestinese».
Il grosso dell’Unione è filo-arabo.
«A sinistra c’è un vecchio riflesso anti-Israele. Se leggessero più Blair di Gino Strada, andrebbe meglio».
D’Alema è «equivicino» o strabico in favore di Hezbollah?
«D’Alema ha molto spirito di geometria, poco di finezza. Badi meno alla distanza e più all’affidabilità democratica dei contendenti. Metter sullo stesso piano Israele ed Hezbollah è un tragico errore. Spero lo eviti».
Il tuo stesso compagno di partito e sottosegretario agli Esteri, Intini, è dalemianamente «equivicino» a Israele e Olp.
«Gli abbiamo detto che siamo in disaccordo. Rischia di non accorgersi che questo non è il solito conflitto israelo-palestinese. Dietro ci sono Iran e Siria che vogliono cancellare Israele».
Ormai siete organici all’Unione.
«Organici lo dici a soreta. Chieda (è passato al lei con voce incrinata dallo sdegno) a D’Alema se ci considera organici».
Arriverete a fine legislatura con questa maggioranza?
«Il rischio di Prodi è di durare trascinandosi. Deve avere un colpo d’ala. Non cedere ai tassisti, fare altre liberalizzazioni».
Per non impantanarsi nelle vostre contraddizioni, altri radicali, Taradash, Calderisi, Della Vedova, sono nella Cdl.
«Gli auguro di suscitare nel centrodestra un cinquantesimo delle sfide liberali che noi suscitiamo a sinistra».
Rutelli è un ex dei vostri. Che ne pensi?
«Essendo agile e sveglio, deve scegliere se farsi guidare dalla bussola della furbizia e del tatticismo o lavorare con noi al cantiere dell’innovazione economica. Sempre che non sia distratto a trafficare con vescovi e cardinali».
Prodi ha una ricetta: più tasse. Concordi?
«Guarda chi c’è lì (indica una foto di Einaudi sulla parete). Mica ti aspettavi di trovarci Visco».
Qual è il tuo odierno pensiero sul Cavaliere?
«Se ha perso, lo deve a se stesso. Se avesse fatto la rivoluzione liberale, sarebbe stato plebiscitato».
Avete portato in Parlamento un terrorista.
«Sergio D’Elia per 15 anni si è impegnato contro la pena di morte. Nei 14 anni di carcere ha sfidato le Br scegliendo la dissociazione».
Il terrorista Sandalo lo accusa di delitti di sangue e la Digos indaga.
«Ci si affida ancora a pentiti che 30 anni dopo sembrano finalmente ricordare. Mi auguro che i garantisti, di destra e di sinistra, riconosceranno che il metodo fa acqua».
Altri hanno portato due illegalisti al cubo, Caruso e Farina. Peccato, potevate farlo voi.
«Nun ce prova’. Quasi tutto mi divide da loro, ma avrei paura di un Paese in cui a qualcuno sia impedito di essere eletto. Giusto o sbagliato, è la democrazia».
Due righe per scusarti coi radicali da voi traditi.
«Questo film del nostro tradimento in che cinema lo danno? Lei pensi al suo giornale. Io penso ai nostri radicali».

martedì, agosto 01, 2006

Coretto da stadio

Che cce frega de Boselli, noi c'avemo Capezzò, capezzò!