martedì, giugno 27, 2006

Capezzone: siamo ostaggio di estremisti cinici

«Non è possibile che un governo e un paese e un dibattito politico siano appesi a Manuela Palermi, Oliviero Diliberto e l’estremismo cinico del Pdci». La polemica sollevata dai Comunisti italiani rende furioso Daniele Capezzone. «La trovo irritante - chiarisce il segretario dei Radicali -, perché loro, pur di strappare un pugno di voti al Prc, giocano a fare i duri e puri facendoci piccoli ricatti insostenibili. E noi alleanza dell’Unione... ci facciamo ricattare». E perché? «Perché la verità è che il problema è tutto nostro: non abbiamo un programma in politica estera. Non sappiamo dove vogliamo andare. Il nostro nodo politico non è quello della mancanza di una exit strategy , ma di una strategy vera e propria, come disse una volta Emma Bonino. Mi chiedo: quale strategia hanno in testa, in politica estera, D’Alema, Prodi, Fassino e Rutelli? Nessuna, direi. Ecco perché noi stiamo a discutere delle richieste di una certa sinistra radicale che invece un’agenda, anche se sbagliata, ce l’ha». Si riferisce solo al Pdci o anche a Rifondazione comunista? «No, al Pdci. Su Rifondazione, invece, vorrei sottolineare il grande sforzo di mediazione che sta facendo su molte questioni». Lei dice: manca un programma dell’Unione in politica estera. Però ieri i capigruppo in qualche modo hanno delineato una strategia. Due i punti cardine dell’intesa: meno soldati e più risorse per la cooperazione in Afghanistan, e impegno per il ritiro entro l’autunno dall’Iraq. È d’accordo? «Ma questo documento non è certo una strategia. Stiamo scherzando? In un paese serio il progetto Martino e il progetto Parisi diventerebbero una cosa sola con un bel voto bipartisan. E il ministro degli Esteri Massimo D’Alema chiederebbe scusa a Martino per quella polemica infelice nei suoi confronti. Al di là delle posizioni politiciste, diciamoci la verità: il percorso del governo del Polo non era così lontano da quello che seguiremo noi». La convincono i termini fissati per il ritiro dall’Iraq? «Se si tratta, in autunno, di scappare con la coda tra le gambe vergognandoci come ladri, mi vergogno io e sono contrario. Se invece si tratta di realizzare un ritiro che avvicini i due progetti di cui parlavo prima, rispettando il programma dell’Unione in un contesto di strategia globale ben definito, allora mi convince di più». Trecento, quattrocento soldati in meno a Kabul, e più fondi per la cooperazione. Un compromesso al ribasso? «Un compromessino al ribasso, direi. Sembra che si siano messi a giocare a Risiko, incarnando tanti piccoli von Clausewitz. Tutti strateghi. Che mancanza di serietà! E nessuno ce parla delle questioni vere. Ad esempio, vorrei proprio sapere chi, in questa riunione, ha posto il problema dell’oppio in Afghanistan, più volte sollevato da Bonino. Nessuno. Se continuiamo così, faremo solo il gioco di Oliviero Diliberto».

Angela Frenda (www.corriere.it)


venerdì, giugno 23, 2006

Parliamo di riforma della Costituzione.

E' colpa mia, sono distratto ultimamente e sicuramente mi è sfuggito. Ma al nostro Daniele voglio chiedere che no diremo, domenica e lunedì, a questa riforma Costituzionale. Se sarà un no costruttivo, che si impegna da subito per una riforma migliore e condivisa o se sarà un no che chiuderà ogni spazio alle riforme. Se saremo pronti a presentare una nuova proposta, che tenga conto degli spunti positivi della riforma di Berlusconi, a costringere Prodi a prendersi le sue responsabilità ( e sarebbe ora) o se staremo in silenzio, mentre troppi cantano le lodi della Costituzione attuale, ciechi alla necessità di riformare. Se potremo dare un no convinto, o dovremo accontentarci di un ni, un no che ha paura di vincere, un no che, quasi quasi, spera nel si.

Montag

giovedì, giugno 22, 2006

Altra adesione femminile

sabato, giugno 17, 2006

Appello di Daniele Capezzone (firmatelo e aderite al fan club!!!)

"L’ITALIA CE LA PUO’ FARE"

riforme strutturali, concorrenza e liberalizzazioni, 7 giorni per aprire un’impresa, il nodo dei salari più bassi d’Europa

L’Italia ce la può fare. E’ ancora possibile invertire la rotta sia rispetto ai segni concreti di declino, sia rispetto alla retorica del "declino inevitabile". La crisi italiana è vera e profonda, ma troppo spesso è descritta come ineluttabile ed irreversibile. Non è così.

Certo, occorre voltare pagina. Un sistema dei partiti vecchio, eppure ancora troppo potente e costoso, inchioda il paese e la politica italiana a risse di fazioni, a scontri di tifoserie: e da oltre un decennio, a maggioranze troppo timide rispetto alle grandi urgenze di cambiamento, si contrappongono opposizioni dedite a tentare di scalzare e demonizzare i Governi, ma incapaci di sfidarli sul terreno di solide controproposte di riforma. Così, si moltiplicano le occasioni e i fenomeni di sterile conflittualità, che fanno il gioco delle componenti più illiberali e conservatrici dei due schieramenti, così come delle mille lobby impegnate a proteggere i propri privilegi, mentre si impediscono quei confronti che nutrono le democrazie, rendono più saldo il tessuto civile e aiutano il prevalere, dentro e fuori i Poli maggiori, delle forze liberali e riformatrici.

Per questo, occorre una terapia d’urto, e bisogna ripartire da un’attenzione nuova alla questione sociale del nostro tempo. Servono non maggiori protezioni ma una più concreta offerta di chances al popolo dei "non garantiti": occorre un vero e proprio "statuto degli outsider", di quanti (consumatori, giovani, imprenditori del rischio e dell’innovazione, donne, lavoratori del privato, disoccupati, sottoccupati, pensionati sociali e al minimo, immigrati) sono e restano fuori dal fortino delle garanzie e dei privilegi. Questa Italia degli "outsider", dei "non garantiti", di fatto priva di tutele, è oggi senza volto e senza voce, silenziata prima ancora che silenziosa.

Condizione preliminare, senza dubbio, è rappresentata dal risanamento dei conti pubblici. Esprimiamo per questo fiducia e sostegno nell’opera del Ministro dell’Economia. Ma, nello stesso tempo, riteniamo che vi siano altre tre priorità da incardinare ed affrontare.

1. L’economia italiana non ripartirà finché non verrà liberata dai mille vincoli che bloccano la concorrenza e consentono l’accumularsi di rendite pagate dagli outsider. Occorre imboccare con decisione la via delle liberalizzazioni: questa deve essere la priorità della politica economica. In questo senso, proponiamo alcune concrete e urgenti possibilità di intervento, che dovrebbero accompagnarsi ad un rinnovato sforzo e a significativi investimenti delle imprese (sostenute, in questo, da una decisa iniziativa politica a livello nazionale e locale) nell’innovazione di processo e di prodotto, anche come condizione per un’effettiva capacità di attrarre nuove risorse e di competere su scala internazionale.

a. La competizione e la liberalizzazione nel settore dei servizi di pubblica utilità, anche a livello locale, in una corretta suddivisione dei ruoli tra pubblico e privato, è una priorità assoluta per il paese. Come ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia, la concorrenza è per definizione un agente di giustizia sociale: e il superamento delle rendite monopolistiche e oligopolistiche, con relativa riduzione dei costi dei servizi, è un fattore fondamentale di miglioramento delle condizioni di vita in primo luogo delle fasce più povere della popolazione.

b. Servono azioni concrete in termini di "riforme senza spesa": ad esempio, il superamento degli ordini professionali (per contribuire a riaprire una società chiusa, segnata dal peso di lobby e corporazioni), e l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario (per garantire uno shock nel segno della competizione positiva, dell'invito ai giovani a scommettere su di sé più che sul possesso di un pezzo di carta).

c. Occorre ridurre a 7 giorni al massimo il tempo necessario all’apertura di una nuova impresa, comprimendo tempi e caratteristiche degli adempimenti amministrativi, o comunque generalizzando criteri di silenzio-assenso e di autocertificazione: intanto, l’impresa apra e proceda, e poi provveda al completamento dell’iter burocratico.

2. Non è possibile rinviare ancora l’apertura del dibattito sulle riforme strutturali, in Italia ferme da troppo tempo, e sempre differite e rinviate. E’ necessario che da subito, e comunque nella prima parte della legislatura, si ponga mano alla questione della sanità, del pubblico impiego e delle pensioni, a partire dall’innalzamento dell’età media effettiva di pensionamento, in una nuova alleanza tra padri e figli, e con atti di generosità dei primi nei confronti dei secondi. Ma attenzione, i tagli da soli non servono. Interventi finanziari non accompagnati da un cambiamento delle regole sono effimeri: occorre cambiare le regole che sono alla base della crescita della spesa pubblica.

3. In termini di mercato del lavoro, occorre ripartire dal Libro Bianco di Marco Biagi. Certo, non possono essere solo i lavoratori a correre i rischi della flessibilità: ma sbarazzarsi della Legge 30 sarebbe un grave errore. Va invece riequilibrata e completata, e proprio nella direzione del Rapporto Biagi, e quindi riscrivendo il sistema degli ammortizzatori sociali, che in questo paese hanno finito spesso per tutelare troppo pochi (su 100 persone che perdono il lavoro, in Italia, solo 17 hanno una qualche forma di tutela). Ecco perché bisognerebbe -invece- pensare al modello inglese, con un sussidio di disoccupazione, e un meccanismo di "welfare to work". Contestualmente, occorre affrontare il nodo dei salari italiani, tuttora tra i più bassi d’Europa. E’ necessario e possibile detassare per cinque anni gli aumenti salariali, e prevedere una riforma dei contratti che leghi la parte variabile dei salari ai risultati raggiunti e alla produttività. I sacrifici non possono essere sostenuti da una sola parte.

Occorre più coraggio. E una coraggiosa politica di riforme e di modernizzazione avrebbe la doppia caratteristica di rimettere il paese in movimento e -insieme- di aiutare i più deboli.

Ha detto Tony Blair: "Ogni volta che ho introdotto una riforma, mi sono pentito solo di non essermi spinto ancora più avanti". Invitiamo Governo, Parlamento, forze politiche e sociali a tenere questa citazione come monito e come bussola.

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appello promosso da Daniele Capezzone
(Presidente della Commissione Attività produttive della Camera)

questi i nomi di alcuni tra i primi firmatari:

- Alberto Alesina, Economia, Harvard University
- Giuliano Da Empoli, Direttore di "Zero"
- Gian Maria Fara, Presidente dell’Eurispes
- Natale Forlani, Amministratore Delegato di "Italia Lavoro"
- Oscar Giannino, Vicedirettore di "Finanza e Mercati"
- Francesco Giavazzi, Economia, Università Bocconi di Milano
- Massimo Lo Cicero, Economia dello sviluppo, Università di Roma La Sapienza
- Pio Marconi, Sociologia del diritto, Università di Roma La Sapienza
- Alberto Mingardi, Direttore generale Istituto Bruno Leoni
- Fiorella Kostoris Padoa Schioppa, Economia, Università di Roma La Sapienza
- Fabio Pammolli, Direttore di "Istituzioni Mercati Tecnologie"
- Gaetano Romano, Presidente Associazione Nazionale Praticanti e Avvocati
- Florindo Rubbettino, Editore
- Luca Solari, Direttore del Centro di ricerca interdipartimentale Work, Training & Welfare, Università degli Studi di Milano
- Carlo Stagnaro, Direttore dipartimento "Ecologia di mercato" Istituto Bruno Leoni
- Secondo Tarditi, Economia, Università di Siena
- Chicco Testa, già Presidente dell’Enel

Per aderire d.capezzone@radicali.it o www.radicali.it

"Affranchiamo l'economia dalle rendite"

Daniele Capezzone lancia un appello e lo fa dalla pagine de Il Sole 24 Ore: il Segretario di Radicali Italiani prova a elaborare una ricetta per far uscire l'Italia dalla crisi che la sta colpendo.
Quello che scrive è, a mio parere, assolutamente condivisibile; l'esponente della Rosa nel Pugno in qualche modo offre o comunque tenta di offrire una soluzione a problemi nei confronti dei quali troppo spesso la politica ha agito in maniera errata.
Tanti gli spunti di riflessione che propone Daniele Capezzone il quale recupera, in alcuni punti, già le proposte formulate da Francesco Giavazzi (firmatario, insieme ad altri importanti esponenti dell'economia intaliana ed internazionale, di questo appello).

Ottima dunque l'iniziativa in questione.

mercoledì, giugno 14, 2006

Droga/narcosalas, Capezzone: polemiche frutto di provincialismo e ignoranza

Roma, 13 giugno 2006

"Le polemiche scatenate contro il ministro Ferrero, cui va la mia totale solidarietà e l'invito ad andare avanti, sono frutto di provincialismo e ignoranza.

Ci sono due cose da avere chiare: la prima è che questo esperimento è stato lanciato proprio dalla Spagna di Aznar, cioè da un centrodestra liberale e non ideologico e clericale come il nostro. La seconda è che si tratta di un tentativo di mettere in contatto il tossicodipendente con un medico, con elementi di garanzia sanitaria, e non con lo spacciatore.

Ma il ticket Giovanardi-Mantovano preferisce, evidentemente, da una parte il carcere per i ragazzi presi con qualche spinello in tasca, e dall'altra parte, di fatto, lasciare alle organizzazioni criminali gli immensi proventi del narcotraffico".

lunedì, giugno 12, 2006

Grazie per l'accoglienza

Ringrazio gli ideatori del Fan Club per l'accoglienza. Non potevo mancare, da quando ho conosiuto Daniele a quando ho riso grazie al suo sarcasmo su Markette non ho mai smesso di seguire e spesso, non sempre, apprezzare le sue scorribande politiche.
Avanti così!

Altra adesione (continuate!!!!)

domenica, giugno 11, 2006

Satyagraha

Daniele Capezzone è giunto al quinto giorno di sciopero della fame nell'ambito del Satyagraha per la legalità, per una tempestiva decisione parlamentare sull'estromissione da Palazzo Madama di 8 senatori regolarmente votati ed eletti e per una sicura e tempestiva calendarizzazione parlamentare della discussione sul provvedimento di amnistia.

La prima donna

venerdì, giugno 09, 2006

Com’è nato questo Fan Club?

Carlo M.: Daniele Cap. Fan Club. Che ne dici?

Gagliardi: Mi sembra una grande idea! Come facciamo?

Carlo M.: Trova una sede. casa tua va bene? benissimo. poi trova un presidente. io vado bene? grazie mille. trova un sito. fai tu il direttore? bene.

Gagliardi: Tu uno spacciatore l’hai già trovato da quanto vedo!

Carlo M.: Stronzo... allora si fa. bene. dai, metti su un blog: capezzonefanclub.blogspot.com ok?

(via sms)

mercoledì, giugno 07, 2006

Nuova e gradita adesione

martedì, giugno 06, 2006

Complimenti

A nome del Fan Club, volevo congratularmi con il nostro Daniele per l'elezione a Presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera.

Daniele Capezzone eletto Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati

"E' per me un grande onore e una grande responsabilità questo incarico. E ringrazio per la mia elezione tutti i membri della Commissione, sia di opposizione che di maggioranza.

"Questa Commissione rappresenta uno snodo fondamentale della sfida per l'innovazione, la modernizzazione e la crescita, Ed è su questo che la legislatura sarà giudicata dai cittadini, e in particolare dai settori produttivi del paese, a cui occorre ridare presto una speranza e il senso di una pagina diversa che deve aprirsi. Lo ripeto: è su questo terreno e su questa sfida per le riforme che la legislatura sarà giudicata dalla parte produttiva del nostro paese.

Per quanto mi riguarda, sono un militante del partito del principio di legalità, e, tranne un'eccezione del 1994, è la prima volta -a mia memoria- che un esponente radicale è chiamato a un incarico di questo genere. Mi muoverò, in primo luogo, affinché siano garantiti i diritti di ogni singolo membro di Commissione, di opposizione come di maggioranza.

E, proprio in nome del principio di legalità, da stasera a mezzanotte, come militante politico, parteciperò anch'io al Satyagraha per la calendarizzazione dell'amnistia e la soluzione della vicenda degli otto senatori eletti dai cittadini e tuttora espulsi da Palazzo Madama".


Questo il commento del Segretario di Radicali Italiani dopo la sua elezione.

lunedì, giugno 05, 2006

Capezzone da domani inizia lo sciopero della fame

Daniele Capezzone, segretario di Radicali italiani, della segreteria della Rosa nel pugno, rende noto in un comunicato, che da domani entrerà in sciopero della fame. A causare la protesta 'non violenta' dell'esponente Rnp, la vicenda degli otto senatori votati dal popolo italiano ed estromessi da Palazzo Madama.È una ferita grave, non contro quelle otto persone - spiega Capezzone - ma contro il principio di legalità e il rispetto delle norme scritte, che dovrebbero caratterizzare la vita delle istituzioni di un paese democratico.Quanto poi al tema dell'amnistia, chiediamo che ci sia la calendarizzazione in Parlamento: mai useremmo la non violenza per chiedere al Parlamento di votare come noi vorremmo, ma la usiamo per chiedere, questo sì, di votare, di decidere con un sì o con un no, fissando tempi certi per la discussione e la votazione. Per queste ragioni, - conclude il segretario di Radicali italiani - mi unisco alla scelta di decine di cittadini, e anch'io do il mio contributo a questa azione non violenta.

Daniele Capezzone ha detto sì

daniele capezzone ha detto...

grazie mille a tutti: ma, mi raccomando, siate implacabili...
:-))

ciao,
daniele

d.capezzone@radicali.it

9:21 AM

Nuove adesioni

domenica, giugno 04, 2006

Appello

In due-tre abbiamo avuto l'idea di creare un Capezzone Fan Club, non fatto solo di rosapugnanti o rosapugnoni (come preferite) ma anche di altre persone che stimano, apprezzano, sostengono e punzecchiano il Daniele Radicale. Il Fan Club deve appunto sostenere ma anche tenere d'occhio il Capezzuan, che non faccia capriole alla Rutelli! (lo so che non c'è pericolo...).
Se volete aderire, lasciate un commento con nome cognome email e blog (se ce l'avete) oppure mandate un'email a carmen.rad@gmail.com.

Hanno aderito:
Carlo Menegante

Enrico Gagliardi
Simone Bressan
Filippo Modica
Luca Martinelli
Giovanni Marangon
Davide Schioppa